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Editoriale del numero 43 di Tecniche conversazionali Versione stampabile
Ascesa e caduta di un condottiero
 
Editoriale
 
di Pierrette Lavanchy
 
 
Due sono gli elementi che hanno caratterizzato la Coppa del Mondo di Football 2010 in Sudafrica: la vuvuzela e la disfatta di tre fra le squadre europee più attese, dalla Francia all’Italia, all’Inghilterra. Il crollo più clamoroso è stato quello dell’équipe di Francia, che ha raccolto un solo punto in tre partite ed è apparsa dilaniata da tensioni interne, corredate da  insulti all’allenatore, sciopero dell’allenamento, dichiarazioni in ordine sparso dopo la sconfitta sul campo. La squadra italiana è stata risucchiata da un immobilismo accidioso che ha origini lontane. Ma la vicenda più istruttiva, di ascesa e di caduta rovinosa, riguarda il team dell’Inghilterra, guidato da Fabio Capello, il commissario tecnico italiano.
La spedizione inizia in maniera autorevole e patriottico, con un messaggio di Fabio Capello alle truppe inglesi in Afghanistan, portato e letto personalmente dal Primo Ministro David Cameron: «Mentre i giocatori ricevono dal Paese un supporto incredibile, nel momento in cui stiamo per dare il calcio d’avvio nella Coppa del mondo, è importante che sappiate quanto significano tutti i vostri sforzi per i giocatori e lo staff della squadra d’Inghilterra. Il servizio coraggioso che svolgete per il vostro Paese è di grande importanza per i giocatori e abbiamo tutti un rispetto totale per i sacrifici incredibili che voi e le vostre famiglie avete fatto». Il commissario tecnico si presenta come il leader della nazione, carismatico, nobile, altruistico. I veri eroi sono loro, i combattenti del contingente, ed è per loro che l’Inghilterra calcistica dichiara di aspirare al titolo mondiale. La prima partita, contro la squadra degli Stati Uniti, inizia in maniera perfetta, con un traversone da sinistra e un gol al quarto minuto di Steve Gerrard. Ma proprio a quel punto  comincia l’opera di erosione, manifestata da due movimenti drammatici nel loro contrasto. Da una parte cinque isterici giocatori s’inginocchiano scivolando sull’erba e abbracciandosi spasmodicamente per festeggiare la rete, manco l’avessero segnata al Brasile di Pelé. Dall’altra, un Capello infuriato, disperato e impotente tenta da richiamare dall’orgia i suoi soldati inebetiti.
Tutto il resto non è che la conseguenza di questo primo contrasto: il tradimento del portiere, il pareggio degli avversari, l’incapacità degli altri dieci a fare gol a una squadra volenterosa, poi le partite successive ben al di sotto delle aspettative, fino al cedimento finale contro la Germania. La costruzione paziente di Capello, che sembrava aver ripristinato il decoro e la disciplina in un gruppo precedentemente sregolato, si è sbriciolata  sotto gli occhi allibiti di tutti con l’attacco infantile e masochistico alla sua leadership. Perché è di questo che si tratta. Il generale che aveva degradato il capitano Terry per via dei suoi trascorsi sessuali, ma non lo aveva mandato via dalla squadra, ha pagato questa sua ingenua debolezza con la dissoluzione della propria leadership. Non essendo stato autoritario fino in fondo, ha cercato di recuperare autorità accettando discussioni e negoziazioni con i giocatori. Non ha funzionato. Bastava che avesse letto Machiavelli. Nell’ultima partita, con la Germania, i cronisti hanno osservato che i giocatori, dopo lo svantaggio, non apparivano più in grado di recepire le indicazioni del trainer, e che questi, dopo essersi dimenato a lungo per farsi sentire, alla fine sembrava essersi rassegnato. Qualcuno – il commentatore Italo Cucci – ha perfino avanzato il sospetto di un boicottaggio della squadra al suo allenatore.
Anomia, dispersione, confusione sono i segni inconfondibili del collasso della leadership nelle squadre, nelle istituzioni, nelle nazioni in cui la direzione, la governance, soccombe agli attacchi di gruppi di potere o di individui influenti. Di questa confusione, che sembra diffondersi in molti campi, la vuvuzela è l’emblema sonoro. Non l’urlo di un guerriero al quale risponde l’urlo di un altro guerriero. Non gli squilli di tromba ai quali si oppone il rombo dei tamburi. Ma un ronzio ostinato, diffuso, che riempie ogni spazio acustico, impedendoci di distinguere, nel caos vocale, il verso dei grilli dal canto delle cicale.
 
La dissoluzione della leadership e il problema della responsabilità sono i temi di apertura di questo numero 43 di Tecniche conversazionali. All’argomento della responsabilità sono poi riconducibili diverse questioni, trattate in particolare nella rubrica Chiacchiere in giro: l’incertezza del diritto, le criticità della perizia psichiatrica, la violenza e la violentizzazione (nell’articolo dedicato all’incontro con Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali, autori di Cosmologie violente). Un altro nucleo tematico è costituito dai neuroni specchio, di cui è questione nell’Intervista, dedicata alla seconda parte della conversazione con Giacomo Rizzolatti. Vari contributi esaminano i rapporti del sistema specchio scoperto dalle neuroscienze con l’etica, con la disidentità, con l’empatia, con l’immedesimazione che può raggiungere livelli estremi, come si può leggere nell’articolo «Stelle doppie» (Resoconti tecnici). Sempre nei Resoconti viene pubblicata l’analisi logico-modale di testi di detenuti accusati di omicidio.
Quanto all’immagine di copertina, è stata ripresa nei cieli di Trapani, a bordo di un F-16 dell’Aeronautica Militare, da Bruno Damascelli, che ringraziamo per averci concesso il permesso di pubblicarla. Grazie anche a Carmelo Pistillo per l’invio della sua poesia inedita «Ci siamo conosciuti e stretti...». 
 
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